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Riassunto della conversazione




Per Hume la sola certezza è costituita dalle percezioni. Le inferenze, i rapporti causa effetto sono relazioni fra le percezioni.

Secondo la teoria evoluzionistica di Darwin-Wallace il cervello è un organo che, con gli altri, permette la sopravvivenza in un certo ambiente.

L'immagine visiva del mondo, per parlare della percezione più potente, è dovuta alla necessità di cogliere nell'ambiente vario e mutevole i segni per la soddisfazione di un bisogno fisico o per evitare un danno. Le leggi naturali sono relazioni fra le percezioni valide solo in un certo ambiente e limitate ai bisogni materiali del vivente.

Analizzando la fisiologia degli apparati visivi si può dire con certezza che la percezione del mondo che ha la mosca la conduce ad una rappresentazione del mondo steso che è diversa da quella della rana ed è, per entrambe, diversa da quella dell'uomo. Per la mosca, per la rana come per l'uomo quello è il mondo fisico. Dire il modo di vedere dell'uomo è quello giusto è mero antropocentrismo, improbabile come l'eliocentrismo.

Da tale rapporto fra cervello e resto del mondo nasce la visione e l'idea che vi sia un mondo esterno fatto di monti, di alberi ecc.. (e proseguendo nascono parole maldefinite come coscienza, consapevolezza, intenzionalità....) mentre la rappresentazione visiva è null'altro che un modello predittivo che collega i bisogni del vivente con l'ambiente in cui sé sviluppato.

I segni che l'essere coglie nel mondo per attuare la previsione derivano dalla formazione del suo apparato sensoriale dovuto all'evoluzione, con stragi massacri e sofferenze indicibili. In questo processo non colgo alcun intento filosofico volto alla conoscenza dell' ”essere e della sua essenza”. Voler cercare questi segni in ogni ambiente, ovvero pretendere che le relazioni tratte da quei segni (quelle che noi chiamiamo leggi fisiche) funzionino in ogni ambiente mi pare un'idea peregrina.

Chiunque abbia visto come si muove l'occhio su una scena per isolare i particolari, secondo la domanda che gli viene posta, mi riferisco ai moti di Yarbus, può convenire che l'uomo isola nella scena visiva dei particolari per migliorare la previsione. Per questo gli animali usano più sensi.

Il metodo umano permette l'uso del linguaggio (si pensi alla descrizione di una figura geometrica) per nominare i particolari e metterli in relazione fra loro e della matematica per quantificarli, se sono misurabili. In tal modo la previsione sarà una serie di misure su particolari della percezione che possiamo pensare l'effetto. Ciò ci permetterà di trovare i segni giusti nella percezione che chiamiamo causa. In tal modo la scelta dei particolari è precisa e permette una previsione precisa, tramite una relazione matematica che esprime una legge fisica. In un ambiente ove i segni utili alla previsione non siano individuabili voler estendere leggi è impossibile. Il modello atomico di Democrito è coerente non porta a contraddizioni nel suo interno e le leggi della meccanica classica sono il suo riflesso. Heisenberg che vuol estendere tali leggi al mondo atomico finisce in un risultato contraddittorio. Egli mette quantità osservabili atomiche entro delle matrici e traffica finché ricava matrici per ogni grandezza fisica, poi applica su esse le leggi della meccanica classica ma quando tenta di commutare la matrice dei momenti con quella delle coordinate si accorge che il loro prodotto non è commutativo. Matematicamente questo significa che non è possibile descrivere la posizione dell'elettrone nel tempo, cosa invece possibilissima per una pallina e che costituisce il problema fondamentale della meccanica classica. Non c'è da stupirsi, egli ha voluto applicare “leggi naturali” che andavano bene per le palline a oggetti che palline non sono. E' altrettanto impossibile avere di questo mondo un modello predittivo. Per questo la fisica atomica è ferma dagli anni Venti del secolo scorso e non credo progredirà mai come scienza, si troveranno ancora e ancora particelle elementari nuove ma non una teoria unificante. Questa è scienza? Io seguo il Poincaré che dice: “una casa è fatta di pietre ma le pietre non sono una casa”.



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